1 maggio 2021 – Per il lavoro che non c’è

Isa Maggi



Sono aumentate le diseguaglianze, occorre un Piano nazionale per l’occupazione femminile. Non si è mai investito sul lavoro delle donne.
Il lavoro è innanzitutto dignità.
Il PNRR è una grande opportunità ma deve essere condivisa la governance per la sua effettiva realizzazione

L’impatto della crisi sanitaria sulle condizioni economiche delle famiglie italiane è molto diversificato ma ha colpito maggiormente i lavoratori e le lavoratrici più instabili e quelli occupati nei settori maggiormente esposti, determinando un significativo aumento della disuguaglianza dei redditi.
Nel 2020 la flessione del reddito disponibile è stata meno pronunciata di quella del prodotto,
 grazie alla CIG e alle altre misure di sostegno. Il forte incremento del risparmio che ne è derivato ha alimentato investimenti negli strumenti più liquidi. Secondo gli studi recenti di Banca d’Italia, alla fine del 2021 
la quota di famiglie vulnerabili e l’incidenza dei loro debiti sul totale salirebbero al 2,0 e al 10,6 per cento, rispettivamente.
Nei primi mesi del 2021 il quadro macroeconomico globale è migliorato per l’avvio della campagna di vaccinazione e ai nuovi interventi di politica economica e monetaria. Ma i rischi per la stabilità finanziaria rimangono tuttavia elevati e soprattutto drammatica è la crisi occupazionale, in peggioramento
I dati sulla disoccupazione femminile, i dati dei Neet e della disoccupazione giovanile in generale e i Tavoli della crisi descrivono un’Italia gravemente minacciata dalla mancanza di lavoro e da tassi di disoccupazione in continuo peggioramento. Oltre all’aumento dei lavoratori e delle lavoratrici scoraggiate, che il lavoro non lo cercano neanche più.
L’approvazione del PNRR da parte del Parlamento in questi giorni e l’invio dello stesso al Bruxelles, è un invito da parte delle Istituzioni di remare tutti e tutte nella stessa direzione per il bene del nostro Paese.
Ma come?
Whirlpool, ad esempio, non ha fatto alcun passo indietro e ha confermato, al Tavolo convocato al Ministero dello Sviluppo Economico dalla viceministra Alessandra Todde, che l’azienda non ha alcuna intenzione di ritornare sulle proprie decisioni in merito al sito di Napoli.
La prospettiva nell’immediato rimane il licenziamento collettivo dei circa 400 dipendenti campani che si vanno ad aggiungere agli altrettanti di Riva di Chieri, dove a chiudere è stata una controllata della Whirpool, la Embraco. Una situazione sempre più critica, con i dipendenti dello stabilimento campano che rischiano di fare la fine dei loro colleghi del piemontese: senza ammortizzatori sociali e con le lettere di licenziamento già a inizio luglio.
Come ne usciremo?
Con i nuovi lavori legati alla transizione ecologica e alla digitalizzazione.
Il rafforzamento quantitativo e qualitativo della componente di genere nell’istruzione di base e nell’università la formazione – STEM inclusa – deve essere considerata un presupposto essenziale per consentire alle donne e alle ragazze di avere
l’accesso alle opportunità di lavoro e al progresso della propria carriera su un piano di parità con gli uomini, superando stereotipi e ostacoli.
Il divario di genere digitale dovrebbe essere affrontato attraverso l’acquisizione di competenze di riqualificazione digitale per favorire la formazione professionale in e-learning, anche in ambito aziendale, al fine di superare i fattori di esclusione dall’accesso all’innovazione digitale, per facilitare l’ingresso delle donne nel nuovo mercato del lavoro e per aumentare la loro opportunità professionali.
È imperativo lavorare per aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e far progredire quella delle donne leadership nel settore privato; migliorare il loro accesso agli strumenti finanziari e adottare misure di equilibrio tra
impegni di cura della famiglia con l’organizzazione e la gestione del proprio carico di lavoro in ambito pubblico e privato, compresi i modelli part-time o smart-working, anche attraverso una riforma del sistema fiscale che possa sostenere efficacemente le responsabilità familiari condivise.
Ad oggi il #GenderGap nel settore ICT è ancora alto, l’Italia è fanalino di coda in Europa secondo la ricerca Women in Digital 2020 della Commissione europea. 
Secondo l’Osservatorio sulle Competenze Digitali la quota femminile delle immatricolazioni alle lauree ICT è sotto il 20%. Naturalmente, questo Gender Gap si riflette sul nostro settore IT, nel quale solo il 15,1% degli specialisti sono donne, secondo i dati di Eurostat. 
È quindi un imperativo categorico promuovere lo sviluppo del talento femminile all’interno del settore ICT, sensibilizzando le famiglie, le Università e il sistema delle imprese.

Adesso un piano integrato per l’occupazione femminile #oraomaipiù per le quattro Italie: il Nord e il Sud, le grandi città e le aree interne

Ne parliamo il 22 aprile alle ore 18 #statigeneralidonne on line

Isa Maggi

L’Istat ha pubblicato i numeri relativi all’occupazione degli ultimi 12 mesi. I dati sono molto allarmanti: a febbraio 2021 gli occupati erano 22.197.000, cioè 945.000 in meno rispetto a febbraio 2020. La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (590mila) e autonomi (355mila) e tutte le classi d’età. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali.

Il tasso di disoccupazione a febbraio diminuisce di 0,1 punti rispetto a gennaio e aumenta di 0,5 punti su febbraio 2020.

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni a febbraio era del 31,6% con un calo di 1,2 punti su gennaio e un aumento di 2,6 punti su febbraio 2020 prima dell’inizio delle restrizioni alle attività per prevenire il contagio da Covid.

La situazione per la componente femminile è ulteriormente drammatica.

Sette posti su dieci persi nel 2020 erano di donne in Italia, dove già lavora meno di una donna su due. Le donne, poi, in media guadagnano il 15% in meno dei loro colleghi. Sono anche quelle su cui ricade il 76,2% dei lavori di cura: 5,05 ore al giorno contro un’ora e 48 degli uomini. E anche per questo le donne faticano a far carriera: fra le manager sono il 25% e solo il 5% fra le Ceo. Certo nei consigli di amministrazione sono oltre il 36%, fra i livelli più alti in Europa, ma solo grazie al «farisaico rispetto delle quote rosa». Se ci spostiamo al mondo accademico, però, le percentuali tornano a scendere: solo il 23% dei professori ordinari è donna e gli atenei italiani contano solo 7 rettrici su 84. In politica in 75 anni le donne al governo sono state appena il 6,5% e il nuovo esecutivo non è stato il punto di svolta che ci si attendeva, con 8 ministre su 23 (35%).

Ma questa situazione interessa solo noi donne? No, il problema è di tutti, uomini compresi.

Banca d’Italia già nel 2013 indicava che se il tasso di occupazione femminile fosse aumentato dall’allora 46% al 60%, il Pil italiano sarebbe cresciuto del 7%.

Anche la Bocconi e la Consob avevano sottolineato una correlazione fra un numero congruo di donne nei board e il miglioramento di indicatori di redditività delle aziende.Ed anche la Lagarde quando era ancora al FMI e la stessa Ocse avevano visto la correlazione fra aumento dell’occupazione femminile e aumento del PIL.

Sembrerebbe che la politica e il governo ne siano ben consapevoli, come ha dimostrato il discorso del premier Draghi alle Camere: «Intendiamo lavorare in questo senso, puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro».

La parità di genere è indicata con chiarezza fra le priorità e gli ambiti di intervento sono stati individuati.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Il Recovery Fund sarà investito in transizione ecologica e digitale.

Le donne rischiano di essere tagliate fuori dai maggiori investimenti che arriveranno e quindi parte delle risorse dovrebbero essere impiegate per colmare il divario di genere e aprire nuove opportunità anche alle donne con investimenti che partano dai primi livelli dell’istruzione scolastica.

Chiediamo a gran voce un Piano Nazionale per l’occupazione femminile, un sistema integrato di strumenti e di azioni da mettere in campo subito, utilizzando i fondi della Next Generation Eu.

Non basteranno più le misure di decontribuzione e gli sgravi fiscali o il semplice rafforzamento delle infrastrutture sociali, a cominciare dagli asili nido. Le culle sono vuote e per superare l’inverno della denatalità occorre creare lavoro, lavoro dignitoso e ben remunerato. Occorre un Piano nazionale di interventi che coinvolga il lavoro, la famiglia, l’istruzione, la sanità, la Pubblica amministrazione.

Ne parliamo il 22 aprile alle ore 18 #statigeneralidonne on line.

Sulle origini della Giornata Internazionale delle donne

Isa Maggi

Stati Generali delle Donne – Sportello Donna

Parlare all’8 marzo di “festa delle donne” è improprio: questa giornata è infatti dedicata al ricordo e alla riflessione sulle conquiste politiche, sociali, economiche del genere femminile e dunque è più corretto parlare di giornata internazionale della donna.

 L’origine dell’8 marzo si è fatta risalite a una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. L’incendio del 1908 è stato però confuso con un altro incendio nella stessa città, avvenuto nel 1911 e dove si registrarono 146 vittime, fra cui molte donne. I fatti che hanno realmente portato all’istituzione della festa della donna sono in realtà più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto.

Il primo evento importante fu il VII Congresso della II Internazionale socialista svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante questo congresso si discusse della cosiddetta “ questione femminile”e del voto alle donne. I partiti socialisti si impegnarono a lottare per riuscire ad introdurre il suffragio universale. Pochi giorni dopo, il 26 e 27 agosto 1907, si svolse invece la Conferenza internazionale delle donne socialiste, durante la quale fu istituito l’Ufficio di informazione delle donne socialiste e Clara Zetkin ne fu eletta segretaria. Tuttavia i socialisti erano contrari all’alleanza con le femministe borghesi, ma tra le donne non tutte erano della stessa idea. Nel febbraio 1908 la socialista Corinne Brown dichiarò sulla rivista The Socialist Woman che il Congresso non aveva “alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione“. Il 3 maggio 1908 la Brown presiedette la conferenza del Partito socialista a Chicago, che venne ribattezzata “Woman’s Day“, durante la quale si parlò dello sfruttamento dei datori di lavoro nei confronti delle operaie, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto.
Alla fine del 1908 il Partito socialista americano decise di dedicare l’ultima domenica del febbraio del 1909 all’organizzazione di una manifestazione per il voto alle donne,

La prima “giornata della donna” negli Stati uniti si svolse quindi il 23 febbraio 1909.

Un paio di anni dopo, durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste che si svolse a Copenaghen il 26 e 27 agosto 1910, si decise di seguire l’iniziativa americana istituendo una giornata internazionale dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne.
In realtà per alcuni anni negli Stati Uniti e in vari Paesi europei la giornata delle donne si è svolta in giorni diversi.

Negli anni successivi, fino allo scoppio della  Prima Guerra Mondiale sono state poi organizzate molte altre giornate dedicate ai diritti delle donne.
A San Pietroburgo, l‘8 marzo 1917, le donne manifestarono per chiedere la fine della guerra. In seguito, per ricordare questo evento, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste che si svolse a Mosca nel 1921 fu stabilito che l’8 marzo fosse la Giornata internazionale dell’operaia.
In Italia la prima giornata della donna si è svolta nel 1922, ma il 12 marzo e non l’8.
Nei decenni successivi il movimento per la rivendicazione dei diritti delle donne ha continuato ad ingrandirsi in tutto il mondo.
Nel settembre 1944 a Roma è stato istituito l’UDI, Unione Donne Italiane, e si è deciso di celebrare il successivo 8 marzo la giornata della donna nelle zone liberate dell’Italia.

Dal 1946 è stata introdotta la mimosa come simbolo di questa giornata. Questo fiore fu scelto perchè di stagione e poco costoso.

Tuttavia in Italia si deve arrivare agli anni Settanta per vedere la nascita di un vero e proprio movimento femminista. L’8 marzo 1972 in Piazza Campo de Fiori a Roma si è svolta la manifestazione della festa della donna, durante la quale le donne hanno chiesto, tra le varie cose, anche la legalizzazione dell’aborto.

Il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite come l’Anno Internazionale delle Donne e l’8 marzo di quell’anno i movimenti femministi di tutto il mondo hanno manifestato per ricordare l’importanza dell’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.

Il movimento per i diritti delle donne si affermò per la prima volta in Europa nel tardo XVIII secolo, e dopo importanti conquiste ottenute a cavallo del XIX e del XX secolo passò momenti di difficoltà fino a rifiorire durante gli anni Sessanta del Novecento. Questa lotta per la piena parità delle donne in ambito politico, sociale, economico, familiare, era inizialmente centrata sui temi del lavoro e del diritto di voto. La prima riunione ufficiale del movimento per il diritto al voto si tenne a Seneca Falls, negli Stati Uniti, nel 1848. Nel 1867 nacque in Gran Bretagna la Società nazionale per il voto femminile e nel 1903 venne fondata l’Unione sociale e politica delle donne. Si diffuse in Inghilterra, ma anche in Francia, il movimento delle “suffragiste” o “suffragette” ,che chiedevano appunto il diritto di voto per le donne. La progressiva conquista del diritto di voto avvenne durante la prima metà del XX secolo, in Italia nel 1946.

Purpose, not asymmetry

L’Europa, il Governo e i fondi della Next Generation Eu di Isa Maggi

Nel complesso momento storico che stiamo vivendo, nonostante tutto, l’Unione europea è il quadro di riferimento indispensabile per poter agire, far fronte alle difficoltà del presente e ridisegnare il futuro.

Solidarietà, visione, un quadro comune dove finalmente le donne sono le protagoniste.
Occorre adesso avviare un processo di riforma dei Trattati che sani carenze e costruisca un sistema coerente, di natura federale, rigorosamente fondato sul principio di sussidiarietà.

La Conferenza sul futuro dell’Europa è il nostro quadro di riferimento per costruire consenso e ridare fiducia.

I Governi ora sono impegnati a preparare i propri piani per la ripresa, il Pnrr, per mettere in campo efficacemente le risorse europee per l’emergenza sanitaria ed economica.

Occorre però definire la struttura che gestirà praticamente la transizione e l’utilizzo delle risorse.

Sui contenuti abbiamo più volte ribadito la necessità di destinare almeno il 30 % dei fondi a un nuovo New Deal per le donne. Solo noi saremo in grado di ricreare le condizioni per nuovo lavoro e un nuovo welfare.

Abbiamo inviato al Ministro Amendola e alla Presidenza del Consiglio, come Alleanza delle Donne e Stati Generali delle Donne, un Piano nazionale per l’occupazione femminile che contiene anche un Women in Business Act destinato a promuovere l’imprenditoria femminile italiana.

Si, perché deve essere chiaro che parlare di imprese femminili, quelle che hanno resistito nella crisi del 2008, vuol dire parlare di imprese con loro specificità ed esigenze, anche in funzione di nuovi processi di internazionalizzazione.

Più volte abbiamo richiamato l’attenzione su queste tematiche, quindi è un bene che ora finalmente anche a livello governativo si discuta di contenuti e di misure relative come il piano del Sottosegretario Manzella che all’interno della legge di stabilità ha inserito fondi per l’imprenditoria femminile sulla base del modello della vecchia legge 215, cosi come in più occasioni avevamo caldeggiato e finalmente lo “spirito dell’imprenditoria femminile” sarà diffuso nelle scuole e soprattutto collocato in un Comitato al Mise.

Ma non basta.

Occorre un Piano nazionale per l’occupazione femminile, a 360° e non servono più altre Commissioni Intra/fra parlamentari.

Ne abbiamo troppe.

Cosi come abbiamo richiesto nel “Patto delle donne” già a partire dal 2015, che occorre un’Agenzia per le Donne, snella, efficiente, operativa.

Lo abbiamo proposto al Governo. Anche per affrontare concretamente il tema delle procedure per la elaborazione del Pnrr, strumento per uscire dalla crisi provocata dalla pandemia e ricostruire un nuovo modello economico di produzione e consumo.

E’ una sfida troppo grande per perderla. Troppi i soggetti deputati in questa scritturazione e soprattutto soggetti che vivono nelle buie stanze ministeriali con poco contatto con il mondo del quotidiano, delle imprese e delle persone.

E soprattutto che non hanno contatto con il mondo delle donne, professioniste, imprenditrici, mamme, casalinghe, insegnanti, operaie e disoccupate.

Come e quando il Governo discuterà il Pnrr con la società civile non si sa.

Faranno altri Stati generali chiamando influencer, cantanti e ballerine come a giugno?

Il Governo dovrà decidere chi lo attuerà ( il nuovo Cipess?) e come verrà realizzato il monitoraggio in itinere.

Non si sa nulla e questo rende ancora più incerto il futuro di #noidonne

Ma occorre fare presto #oraomaipiù

I tre giorni di Assisi

L’economia di Francesco, i giovani e l’economia delle donne.

Isa Maggi

STATI GENERALI DELLE DONNE

La pandemia Covid 19 sta imponendo un cambiamento nelle vite di tutte/i noi e nel modello economico a cui finora eravamo abituate ma che oggi mostra il suo fallimento.

Ripartire significa ripartire dalle donne, dallo sguardo del femminile, come abbiamo avuto modo di dire e dimostrare durante i 134 incontri che abbiamo realizzato nella nostra aula virtuale #statigeneralidonne on line già a partire dal 27 febbraio. Nei mesi del lockdown abbiamo dibattuto, studiato, approfondito confrontandoci con il nuovo scenario. Molte sono le proposte che sono emerse nell’ambito del lavoro, della cura, del management e dell’economia del dono con un occhio alla finanza e ai cambiamenti climatici, in una interconnessione profonda.

Il futuro, in questi tre giorni ad Assisi durante l’evento “The Economy of Francesco”, è stato posto nelle speranze delle donne e dei giovani e nel loro voler disegnare un mondo nuovo, con entusiasmo e creatività cosi come Papa Francesco ci aveva chiesto di fare 5 anni fa, all’epoca della “Laudato si”.

Per restituire un’anima all’economia l’enciclica “Fratelli tutti”(sorelle tutte) ci dà istruzioni pratiche per avviare una un’economia diversa che si prende CURA ( come noi donne sappiamo fare) della Madre Terra perché tutte noi siamo “attori economici”, attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno nella sfera della produzione e del consumo.

E’ nella lotta alle disuguaglianze che si costruisce la fraternità e la sorellanza e si creano le condizioni, vere, per nuove opportunità per noi donne.

Molti i “changemakers” che in questi tre giorni abbiamo visto e ascoltato nello spazio virtuale che da ogni parte del mondo si sono confrontati per creare cambiamenti e nuove attività economiche che mirano al bene comune all’interno di un’etica della solidarietà capace di vicinanza e di condivisione.

Tra i partecipanti abbiamo ascoltato l’economista inglese Kate Raworth, che ha elaborato una sua teoria, l”economia della ciambella”, che individua il conseguimento di condizioni economiche migliori attraverso l’appianamento delle diseguaglianze e nel pieno rispetto delle risorse della Terra. Ospite di «The Economy of Francesco» è stato Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali, e molti altri esperti, come la professoressa canadese Jennifer Nedelsky, di cui è famoso il motto: «Lavoro part-time per tutti, attività di cura per tutti», cuore della sua filosofia.

«Nessuno si salva da solo», nella «profezia di un’economia attenta alla persona e all’ambiente».

POSITION PAPER

al 14 novembre

PIANO NAZIONALE PER L’OCCUPAZIONE FEMMINILE

#statigeneralidonne #alleanzadelledonne

Un accorato appello delle donne di Isa Maggi

Chiediamo maggiore coraggio nelle misure economiche di sostegno per le imprese, le professioni e per la popolazione per una vera ripartenza economica italiana post-Covid.

Occorre creare una struttura permanente che coinvolga le associazioni delle donne, le associazioni delle imprese, le categorie economiche, gli ordini professionali, il sistema bancario, soprattutto di carattere locale.

L’Italia non può commettere gli stessi errori del passato in tempo di crisi.

Occorre costruire subito una giustizia sociale una grande riforma fiscale.

Occorre un tavolo con le donne sull’utilizzo del Recovery Plan.

Occorre un progetto trasformativo pensato dalle donne per una società più equa per tutti e tutte.

Premessa

La discussione prende spunto dalle linee sulle quali il Governo sta costruendo la prossima Finanziaria per il 2021 e dai lavori preparati dagli Stati generali delle Donne, regione per regione e il documento finale inviato al Governo lo scorso 4 agosto contenente un Piano Nazionale per l’Occupazione Femminile, ai fini delle proposte per il Piano Nazionale di resilienza e di rilancio.

Il nostro obiettivo, a 25 anni dalla Conferenza di Pechino, è l’attivazione sul nostro territorio di azioni politiche concrete, capaci di contrastare le profonde discriminazioni di genere già esistenti ed ulteriormente aggravate dall’emergenza sanitaria.
E’ necessario discutere oggi le scelte strategiche necessarie per un futuro economico, sociale, istituzionale e ambientale che sia sostenibile per l’intera umanità e per la Madre Terra e che valorizzi il 51% della popolazione.

Crediamo che non ci sia più tempo.

Crediamo che alcune scelte effettuate e alcune in procinto di essere varate non siano utili ed efficaci, soprattutto perché mal gestite da una dirigenza politica che si è rivelata impreparata, non lungimirante, scarsamente all’altezza della situazione

Dieci studiosi della medicina accusano in queste ore le scelte politiche del Governo per cercare di frenare la pandemia e la sintesi è che si è perso tempo.

La gestione del governo è stata un fallimento: dai tamponi alle terapie intensive, dai trasporti alla scuola, dal tracciamento dei contagiati all’assistenza medica domiciliare, dai Covid hotel ai vaccini antinfluenzali.

I sacrifici degli italiani e delle italiane, in contenimento obbligato per due mesi fra marzo e aprile, sono stati inutili.

Allo stesso modo le scelte per contrastare l’emergenza economica si sono rivelate poco efficaci e nonostante la quantità di flussi finanziari apparentemente messa in circolazione pochissimo sostegno economico è arrivato alle imprese e ai lavoratori/ici.

I bonus non hanno sortito l’effetto immaginato dal Governo

Abbiamo scritto una proposta di Piano Nazionale per l’Occupazione Femminile e alcune proposte, il Women in Business Act, dedicate alle imprese femminili ma solo poche azioni sono state recepite dal Governo nelle varie fasi di emanazione di DPCM e di DL.

La manovra in fase di definizione

In queste ore si tratta di definire la manovra del Governo per la legge Finanziaria per il prossimo anno. Una manovra da 38 miliardi che prevede, tra le altre cose

– la decontribuzione per 4 anni per chi assume under 35 e donne al Sud e per le donne disoccupate di lungo periodo nelle altre regioni. Esonero contributivo del 100%, per massimo trentasei mesi e per un importo massimo di 6.000 euro, per le assunzioni degli under 35. L’esonero è riconosciuto per un massimo di quarantotto mesi per le assunzioni in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna. L’incentivo spetta ai datori di lavoro che non abbiano proceduto a licenziamenti nei sei mesi precedenti l’assunzione, né procedano nei nove mesi successivi. (Ma quali imprese assumeranno in questa crisi sanitaria ed economica?)

– l’estensione fino al 31 dicembre 2022 del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, per un più ampio rafforzamento del programma Transizione 4.0 «diretto a favorire e ad accompagnare le imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale, nonché al fine di rilanciare il ciclo degli investimenti penalizzato dall’emergenza legata al Covid-19»,

– il rinnovo della Cig per oltre 5 miliardi,(ma la riforma degli ammortizzatori sociali deve essere rifatta perché i meccanismi sono troppo barocchi),

– il nuovo fondo anti-Covid da 4 miliardi,per il rifinanziamento per l’anno 2021 di misure di sostegno economico-finanziario già adottate nel corso dell’anno 2020 per fronteggiare le conseguenze economiche derivanti dall’emergenza,

– l’introduzione dell’assegno unico per circa 3 miliardi,

– il bonus bebè resta in vigore nonostante l’arrivo a partire da luglio prossimo dell’assegno unico. Il bonus (calcolato in base all’Isee e per un importo minimo di 960 euro annui) verrà riconosciuto a tutti i bambini nati o adottati da primo gennaio al 31 dicembre 2021. L’onere è valutato in 340 milioni di euro per il 2021 e in 400 milioni di euro per il 2022,

– aumenta di 4 miliardi dal 2021 al 2029 il fondo per il reddito di cittadinanza. La dotazione, si legge nella bozza della manovra per il prossimo anno, è incrementata di 196,3 milioni di euro per l’anno 2021, 473,7 milioni di euro per l’anno 2022, 474,1 milioni di euro per l’anno 2023, 474,6 milioni di euro per l’anno 2024, 475,5 milioni di euro per l’anno 2025, 476,2 milioni di euro per l’anno 2026, 476,7 milioni di euro per l’anno 2027, 477,5 milioni di euro per l’anno 2028 e 477,3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029,

– saranno favorite le fusioni tra imprese per una spinta alle aggregazioni fra società per far fronte al problema delle dimensioni ridotte delle imprese in Italia, dove il 99% ha meno di 50 addetti. ( Ma non era stato detto per anni e anni che “piccolo è bello” In questa altalenante politica industriale si notano le carenze intellettuali e professionali delle persone preposte a dirigire il Ministero dello Sviluppo Economico).Nella bozza si prevede infatti, nel caso di fusione, scissione o conferimento d’azienda che vengano deliberati nel 2021, la trasformazione in credito d’imposta di una quota di attività per imposte anticipate (deferred tax asset) riferite a perdite fiscali e eccedenze Ace maturate fino al periodo d’imposta precedente e non ancora usate in compensazione o trasformate in credito d’imposta a tale data. L’importo massimo di attività per imposte anticipate che può essere trasformato è pari al 2 per cento della somma delle attività dei soggetti partecipanti alla fusione o alla scissione. La misura potrebbe facilitare anche le aggregazioni in ambito bancario, compresa anche una eventuale fusione di Mps con un altro istituto,

– è previsto un Fondo per la fedeltà fiscale a cui sono destinate le risorse che si stimano come maggiori entrate permanenti derivanti dal miglioramento dell’adempimento spontaneo indicate, con riferimento al terzo anno precedente alla predisposizione della Legge di Bilancio. Le maggiori entrate sono considerate permanenti qualora si verifichi la seguente condizione: per i due anni successivi a quello oggetto di quantificazione, la somma algebrica della stima delle maggiori entrate derivanti dal miglioramento dell’adempimento spontaneo deve risultare non negativa; se la somma risultasse negativa, l’ammontare delle maggiori entrate permanenti è dato dalla differenza positiva tra l’ammontare delle maggiori entrate e il valore negativo della stima delle maggiori entrate complessive con riferimento ai due anni successivi. Per quanto riguarda invece l’assegno unico l’autorizzazione di spesa è incrementata di 3 miliardi per il 2021 e di 5,5 dal 2022.

– è prevista la proroga del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno ed il fondo per la crescita sostenibile è incrementato di 150 milioni per il 2021, 110 milioni per il 2022 e 20 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026.

Le belle notizie

– è previsto un Fondo a sostegno dell’impresa femminile, presso il Mise, con dotazione di 20 milioni per il 2021 e 2022 per iniziative imprenditoriali e di azioni di promozione dei valori dell’imprenditoria tra la popolazione femminile. L’obiettivo prioritario è – spiega la Relazione illustrativa – definire un insieme di strumenti capaci di intervenire su profili quali la nascita di imprese, l’assistenza all’attività imprenditoriale, uno specifico supporto alle start-up ad elevato contenuto tecnologico, una diffusione alle azioni condotte a livello regionale,

– è anche istituito il Comitato Impresa Donna con il compito di attualizzare le linee di indirizzo per l’utilizzo delle risorse del Fondo, formulare raccomandazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile e più in generale sui temi della presenza femminile nell’impresa e nell’economia.

Ma occorre subito un salva imprese femminili e professioniste

Occorre da subito mettere in campo “ristori” alle/ai professionisti, partite Iva quali commercialiste/i, avvocate/i, tributariste/i, consulenti del lavoro,architetti e ingegnere/i finora e/i da qualunque contributo a fondo perduto

Occorre subito indennizzare tutte le realtà economiche che hanno continuato a operare, aziende o studi professionali, ma che hanno subito un calo del fatturato da calcolare su più mesi o addirittura sull’anno.

Non circola la liquidità e gli acquisti in ogni settore (a parte l’alimentare e le vendite on line) sono drasticamente diminuite. Ora l’intervento è più di sistema: si deve riconoscere un “ristoro” a chi mantenendo aperto ha comunque avuto incassi ridotti dall’epidemia di Covid-19.

Si devono riconoscere indennizzi anche nella logica della filiera e non più per singoli codici Ateco e le misure dovranno ampliarsi o restringersi negli importi tenendo conto anche delle ordinanze del Ministero delle Salute per lo stato di lockdown applicato alle diverse Regioni.

Occorre subito mettere in campo lo slittamento di tutti gli adempimenti fiscali e tributari in scadenza nelle prossime settimane.

Il calendario della rottamazione e del “saldo e stralcio” deve essere riformulato La scadenza del 10 dicembre per il pagamento di tutte le rate non versate nel 2020 è un traguardo impossibile da raggiungere per le imprese/professionisti più fragili.

Occorre una riapertura dei termini per coloro i quali hanno saltato i pagamenti delle rate per problemi di liquidità e che con questa riapertura dei termini sarebbero rimessi in condizione di adempiere e saldare le pendenze.

Occorre coraggio!

#oraomaipiù

#wetoo

La crisi costringe alla disoccupazione e al non lavoro molte persone in particolare i lavoratori autonomi, i precari, i lavoratori/ici in nero. Tra questa fascia di popolazione ci sono le donne e e i giovani. La crisi crea nuove povertà e molte paure.

Il recente rapporto della Caritas in tema di povertà, ci fornisce dati inquietanti. Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza e delle persone in età lavorativa.

Preoccupante anche la rabbia sociale che si sta manifestando in alcune città, del nord e del sud: tantissime persone sono disperate, i commercianti che hanno messo i locali a norma, i lavoratori e le lavoratrici precarie dell’industria culturale e sportiva, gli addetti del turismo.

9,8 milioni di italiani saranno poveri assoluti: il rapporto Istat 2020 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile stima al 27% le persone a rischio povertà o esclusione sociale.

Oltre alla paura della pandemia e del contagio è ora evidente che il rischio maggiore per il futuro è la esponenziale crescita del disagio e della povertà, in un contesto sempre più caratterizzato dalle diseguaglianze.

La posta in gioco è grande e le politiche che devono essere messe in campo sono fondamentali per evitare l’insorgere di scontri sociali e per garantire ai giovani e alle donne un futuro.

A volte la mia sfiducia nelle competenze dell’attuale classe dirigente mi assale:ce la faranno ad essere all’altezza di questa crisi?

La nostra quotidianità è segnata da nuove regole, nuove forme di protezione che indeboliscono la nostra socialità, ma mettono in maggior sicurezza la nostra salute. Sono regole necessarie. Se le rispettiamo possiamo andare a fare la spesa, salire su un mezzo pubblico, su un taxi, andare dal parrucchiere, nei nostri luoghi di lavoro, in un albergo.

Ma in alcuni luoghi, quelli della cultura, della ristorazione, della convivialità e del turismo invece, non è più possibile entrare.

Le regole di nuova convivenza che il Covid-19 ha imposto si arrestano e indietreggiano spaventate sulle porte dei teatri, delle sale da concerto, dei cinema, dei musei, delle mostre, delle biblioteche e degli archivi.

Oggi la cultura, il turismo, la ristorazione sono in lockdown con tutto il loro comparto e le loro filiere.

Anche questa scelta è faticosa da accettare in quanto sembra che le scelte del Governo orientate a non chiudere i settori definiti” produttivi”, quelli dell’industria e più in generale della manifattura, siano dettate da diktat delle potenti associazioni di categoria e dal mondo della finanza.

Abbiamo bisogno, mai come ora, della cultura, della bellezza, della Natura, dell’essere comunità, del #wetoo. La speranza che nasce dalla vicepresidenza di Kamala Harris in Usa ci conforta nell’idea che forse domani anche in Italia le cose cambieranno.

Il sogno americano guidato dalle donne

Isa Maggi Stati generali delle Donne

Le donne hanno dato un forte impulso al cambiamento nelle elezioni Usa2020, si sono in massa mobilitate per favorire l’ascesa di Biden alla Casa Bianca e insieme alle donne elette al Congresso nel 2018 saranno in grado di ridare unità, dignità e rimettere al centro il lavoro, la salute, l’ecologismo e il multilateralismo, dagli accordi di Parigi agli accordi con l’Iran.

Un lavoro durato anni, quello delle donne,svolto nelle piazze a fianco delle minoranze e soprattutto a fianco del #metoo che lì è nato e poi diffuso in tutto il mondo.

Già nelle elezioni di Midterm del 2018 le donne erano riuscita ad entrare in politica con una forte rappresentanza nel Parlamento.

Ayanna Pressley è stata la prima donna nera eletta alla Camera nel Massachusetts in uno Stato composto per l’80% da bianchi. Quando aveva vinto le primarie , aveva detto: «Questi tempi chiedono di più ai nostri leader e al nostro partito, un approccio al governo audace, intransigente e senza paura. Non è sufficiente per vedere i democratici di nuovo al governo, ma è importante che ci siano quei democratici»

Rashida Tlaib, una delle due donne musulmane elette è stata la prima donna palestinese-americana a entrare nel Congresso. Candidata in un distretto democratico in Michigan, Tlaib ha impostato la sua campagna congressuale sull’assistenza sanitaria per tutti, sull’introduzione di un salario minimo di 15 dollari e l’abolizione dell’Ice, l’agenzia federale che controlla l’immigrazione negli Usa.

Sharice Davids è stata la prima donna nativa americana eletta nel Congresso e la prima deputata lebsbica del Kansas. Cresciuta da una madre single veterana dell’esercito, Davids ha battuto il deputato repubblicano Kevin Yoder, eletto in quel seggio dal 2011. Fa parte della tribù Ho-Chunk del Wisconsin.

Eletta per i Repubblicani, Marsha Blackburn è stata la prima donna a vincere in Tennessee, nonostante i colleghi del suo stesso partito l’avessero scoraggiata dal candidarsi. Blackburn aveva definito “maiali sessisti” chiunque pensasse che lei non potesse vincere. In campagna elettorale, la neo-senatrice aveva detto che il suo avversario, l’ex governatore democratico Phil Bredesen, aveva fallito nel gestire l’aumento di casi di molestie sessuali sul lavoro.

Un gruppo nutrito di donne dunque già nei due rami del Parlamento dal 2018, ben 126. Donne preparate, determinate e soprattutto convinte che è arrivato il momento del cambiamento.

Stacey Abrams,aveva perso le elezioni da governatrice della Georgia due anni fa, ma ha continuato la battaglia per i diritti al voto delle minoranze riuscendo a registrare 800 mila elettori in queste elezioni 2020,determinando cosi il successo di Joe Biden in uno stato repubblicano da ventotto anni come la Georgia.

Kamala Harris senatrice per lo stato della California a partire dal 2017 è stata scelta da Biden lo scorso agosto come candidata vicepresidente in vista delle elezioni presidenziali e ha da allora immaginato di ridare agli Usa “ la vera anima di una nazione” mettendo al centro la lotta per la parità, la giustizia sociale e razziale, la dignità, il diritto alla sanità.

Sarà la prima donna e prima afroamericana ad essere la vicepresidente degli Stati Uniti.

Ex procuratrice di San Francisco prima e della California poi ( e anche in questo campo è la donna dei primati) Harris ha conquistato un seggio in Senato nel 2016, proprio l’anno della vittoria di Donald Trump. E a Trump aveva subito dichiarato guerra, non ritenendolo adatto alla ‘sua’ America di milioni di donne e di minoranze.

La sua grinta e le sue capacità si sono messe in mostra proprio grazie al duro scontro con Joe Biden, per il quale si rivela durante le primarie una delle rivali più agguerrite: molti ricordano  l’aspro confronto fra i due nel corso di uno dei dibattiti. Harris ha rinfacciato a Biden di essersi compiaciuto della collaborazione con due senatori segregazionisti negli anni ’70 e ha anche raccontato all’America di conoscere una ragazzina nera che per fortuna era potuta andare in una scuola migliore grazie a un servizio di scuolabus per le minoranze che vivevano nei quartieri più disagiati, servizio al quale il senatore Biden si era opposto. “Quella ragazzina ero io”, ha rivendicato con orgoglio.

Il paese è diviso esattamente a metà e da un lato la pandemia e dall’altro la violenza generano uno stato di paura.

Quando la situazione si fa difficile le donne sanno come cavarsela, adesso tocca alle donne negli Stati Uniti rimettere mano alla sanità, attivare subito misure per il Covid, riprendere i negoziati per i cambiamenti climatici, attivare una politica estera basata sul multilateralismo.

E finalmente cercare di risolvere la questione dei venditori di armi e di morte.

E’ benaltrismo o un esame di realtà?

La combinazione di una pandemia preesistente come la violenza domestica e le disparità sociali ed economiche, profondamente radicate nelle nostre società, ha esacerbato gli effetti negativi del COVID19

Isa Maggi

Tra un lockdown a metà, uno soft, una regione rossa e una arancione e l’altra gialla in questi giorni alla Camera si discute, anche, sulla legge contro l’omotransfobia alla Camera. Leggo che in questa fase finale del dibattito si sta affrontando la questione della libertà educativa, con relativi emendamenti: per esempio le opposizioni richiedevano di evitare le celebrazioni della giornata contro l’omotransfobia (istituita il 17 maggio) nelle scuole dei più piccoli: la maggioranza Pd-5 Stelle respinge. Ma anche i più piccoli devono essere coinvolti?
Un altro emendamento chiedeva di omettere il tema dell’utero in affitto da dette celebrazioni: la maggioranza Pd-5 Stelle respinge. Anche l’utero in affitto sarà un tema su cui fare libera propaganda a scuola.
L’ultimo in ordine di tempo: un emendamento che chiedeva il parere preventivo dei genitori per la partecipazione dei minori a celebrazioni e/o corsi formazione Lgbtq+ nelle scuole.
Anche questo emendamento è stato respinto da Pd e M5S: la partecipazione sarà obbligatoria ed ogni principio di libertà educativa è saltato.

Mi chiedo e vi chiedo se, in una situazione economica e sanitaria cosi emergenziale, che ci mette di fronte ai veri problemi che noi donne, in primis , dobbiamo affrontare e cioè il LAVORO e la VIOLENZA che continuerà a diventare sempre più pressante in molte case ( #restateacasa) la centralità non è cercare di sgonfiare la curva della violenza contro donne e bambini durante il COVID-19 e oltre?

Occorrono risposte politiche immediate e a lungo termine. Politiche non più rinviabili.

Secondo gli ultimi dati, le misure di isolamento hanno determinato anche un impatto serio sulla salute delle donne e dei bambini, non solo in termini di un numero crescente di casi di violenza domestica, ma anche per quanto riguarda la riduzione di cure primaria per queste categorie. Infatti, durante il lockdown, abbiamo assistito all’interruzione dei servizi sanitari essenziali, in particolare per quanto riguarda l’assistenza alle donne in gravidanza e ai neonati, alla somministrazione di cure per malattie critiche (come lo screening e il trattamento del cancro e la terapia HIV) e all’interruzione delle cure legate a salute e diritti sessuali e riproduttivi. La combinazione di una pandemia preesistente come la violenza domestica e le disparità sociali ed economiche, profondamente radicate nelle nostre società, ha esacerbato gli effetti negativi del COVID19.

E’ diventato urgente attivare un approccio completamente nuovo per ′′ ricostruire meglio ′′ nel post-COVID19 disegnando sistemi e programmi di benessere più forti concentrati sulla salute delle donne e dei bambini in quanto questioni questioni urgenti nella fase storica che stiamo vivendo a livello nazionale.

(La prossima volta le donne sapranno chi votare)

#wetoo ( non ne usciremo da sole)

Alla vigilia di un nuovo lockdown occorre ripensare il lavoro e l’economia mettendo in primo piano la salute e la vita. Da qui si riparte per riformulare un nuovo modello di produzione e di consumo.
Ripeteremo in questi prossimi mesi gli errori che hanno contraddistinto i mesi di marzo e aprile?

Isa Maggi Stati generali delle Donne

Molti lavori svolti allora come il lavoro di cura, le fattorine, le cameriere, le cassiere….le infermiere, sono stati svolti da donne. Lavori scarsamente visibili e molto spesso mal retribuiti.
Dall’altra parte molte donne hanno perso il lavoro, nei settori della ristorazione, del turismo ad esempio e molte ancora hanno deciso di “stare a casa”per continuare il lavoro di cura ai figli e ai genitori anziani, in un processo che ri-confina le donne. Molte hanno subito violenze domestiche.
Alla base di questa visione ci sono le teorie del valore – lavoro dominanti che hanno radici profonde nella teoria classica di Smith e Ricardo (e poi fino agli Utilitaristi , anche se in modo diverso), che contengono in sé il modo capitalistico di produzione e di riproduzione il cui fine non è il valore d’uso bensì il valore di scambio e cioè il profitto. In queste teorie il valore di un bene è dato dal lavoro incorporato in esso, per cui il lavoro è valore e dà valore e quindi si riconosce come lavoro solo il lavoro produttivo. Da questa concezione si determina la sotto valorizzazione della sfera della riproduzione, della cura e più in generale del lavoro delle donne.
Occorre allora rifondare l’idea di lavoro, di economia, di valore, alla luce di un’idea del nuovo mondo che verrà che mette al centro la cura, la salute e il benessere della collettività e della Madre Terra. Un modello che archivia le priorità finora acquisite e mette al centro la vita, come priorità che determina lo sguardo su tutto il resto, superando finalmente la distinzione tra lavori produttivi e lavori riproduttivi. Ma come cambia “il lavoro necessario per vivere” ai tempi della digitalizzazione e della pandemia?
Stiamo vivendo tre crisi epocali : crisi pandemica, crisi economica e crisi climatica.L’economia non può essere basata solo sullo sfruttamento, sul profitto, sul consumo e sulla produzione intensiva, come se la terra avesse risorse infinite, che non ha.
È una grande sfida che, purtroppo, a livello politico non coglie nessuno.
Durante la prima ondata ci dicevamo che ne saremmo usciti migliori ma adesso stiamo scoprendo che non solo non siamo migliori, ma non ne siamo usciti proprio perché il virus non lascia scampo e i nostri comportamenti non sono sufficienti.
Adesso è importante, insieme, lavorare per una coesione sociale perché la minaccia di una deriva violenta è seria. Insieme dobbiamo camminare verso un mondo post pandemia e un mondo post patriarcale, un mondo nuovo, sconosciuto, che al momento mette paura.
Un mondo che pone al centro di tutto la salute del Pianeta, la difesa dell’ambiente e la salvaguardia degli ecosistemi. E il fatto che una moltitudine di giovani, ispirati da Greta Thunberg, ci solleciti a non perdere tempo lo conferma. Perché i dati scientifici dicono che, se continuiamo con queste emissioni di co2, arriveremo, nel 2100, a 5 gradi di temperatura in più: un disastro di proporzioni bibliche.
Per molti studiosi già la pandemia in atto è strettamente correlata alla devastazione degli ecosistemi.
Che ruolo potranno avere le donne in questo difficile momento di transizione?
Molte delle proposte che abbiamo inviato negli ultimi mesi ai Governi nazionali, regionali ed europei giacciono ancora una volta nei cassetti di qualche coraggioso capo di Gabinetto, che li ha certamente ricevuti ma forse solo sfogliati.
Lo dimostrano gli atti e il recente Decreto Ristori oltre la miopia di scelte economiche che si stanno ipotizzando per i prossimi mesi di lockdown.Le proteste violente di questi giorni stanno rivelando un disagio comprensibile.
Noi donne in realtà non abbiamo le risposte adeguate per rispondere e risolvere le contraddizioni che il Pianeta sta vivendo.
Il nostro ruolo adesso è di esserci, assumere sempre maggiore consapevolezza in una Alleanza profonda con altre donne.
In questo passaggio di transizione saremo in grado di determinare il cambiamento, insieme a donne di valore e Uomini Illuminati.
Occorre esserci e stare insieme in relazione tra noi, collaborando, generando, pensando con la nostra testa, verso il nuovo mondo che verrà.
E’ nel Laboratorio politico Generazioni che Stati generali delle Donne sta realizzando ogni venerdì in aula virtuale, che si cambia il paradigma e la realtà con forza e autorevolezza, sviluppando intelligenza politica. Le istanze che stanno nascendo dalle donne all’interno del Laboratorio creano rinnovamento politico, economico e sociale.
Tre donne in Europa stanno decidendo: Angela Merkel, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde che nel conflitto tra i paesi nordici e quelli mediterranei, hanno trovato una mediazione attraverso il Recovery Fund.
Adesso si tratterà di continuare la contrattazione per meglio decidere come spendere i fondi e mettere in gioco l’autorità conquistata, guardando oltre e allargando i confini del femminismo.
Ci sono uomini ( gli uomini illuminati ) che con noi si sono messi a camminare.
Il prossimo 28 novembre ne chiameremo altri all’appello.
Non ne usciremo da sole e per questo l’appello che noi donne stiamo lanciando riparte dal #metoo ma si proietta verso il #wetoo #oraomaipiù.